- Volume 2 -
SOPRAVVISSUTI: FUGA DALLA TERRA

GIZA BRUCIA ANCORA. LA PROFEZIA È DIVENTATA UNA CONDANNA.
Il “Distruttore di Mondi” non è più una minaccia lontana.
Ora domina il cielo, un occhio di ferro e ghiaccio puntato sul cuore della Terra. Ma la vera apocalisse non arriva dallo spazio profondo: sale dai troni dorati di un Impero che sta marcendo dall’interno.Mentre il sangue macchia i corridoi del potere, Enlil non è più il principe che conoscevamo. È diventato qualcos’altro. Qualcosa che indossa il suo volto.
Sui pianeti lontani emerge una verità insopportabile: la guerra che sta per iniziare è già stata combattuta. E perduta.Ognuno dovrà affrontare il proprio abisso.
Kir scoprirà che il suo destino non è scritto nelle stelle, ma in una colpa più antica della memoria.
Juu e Utu impareranno che i veri mostri non brandiscono armi, ma sussurrano promesse attraverso le galassie.
E nel cuore della Confederazione, Darakon capirà che ogni alleato nasconde un pugnale e la lealtà è solo un altro nome per il tradimento.Il Dingir sta tornando.
Non per giudicare, ma per cancellare. Ha scorto una crepa nelle trame del tempo, un mezzosangue destinato a disfare il suo intero creato. E per estirpare quella minaccia, è disposto a incenerire galassie intere.Gli dèi sanguinano. I troni crollano.
E la domanda non è più “Chi sopravvivrà?”.
Ma:“Per cosa vale la pena sopravvivere?”
(Disponibile in formato eBook, Copertina Flessibile e Rigida)
Da Cap. 1 "Echi d’Impero"
Enhead premette le mani tremanti contro il vetro freddo dell’oblò. Aggrappata al raro dono della percezione cosmica che l’aveva guidata fin lì, scrutava l’abisso. Fu allora che lo vide: un puntino solitario sospeso là fuori, una sagoma sperduta contro l’infinito.…
Da Cap. 1 "Echi d’Impero"
Mentre la sua navetta planava verso la capitale Enkur, Enki studiò la città-stato. Il palazzo reale si imponeva sulla geometria
della capitale: tre blocchi che sembravano scolpiti da un unico pezzo di cristallo. La parte centrale, una sinuosa ziggurat
semitrasparente che si slanciava verso il cielo, era adornata a ogni livello da giardini pensili, sintesi di arte e ingegneria kurraiana…
Da Cap. 1 "Echi d'Impero"
Una squadriglia di sei siman squarciò il cielo sopra il palazzo. Un rombo lacerante, seguito dal sibilo dei propulsori di manovra; scie azzurre tagliarono l’aria. Juu alzò lo sguardo. Il principe si rivolse a lei, l’imbarazzo sul volto…
Da Cap. 1 "Echi d'Impero"
Dalla penombra del mausoleo emerse una figura. EraIlku, il generale mezzosangue. Alto, imponente, l’armatura Silim segnata dai millenni. Si avvicinò con passo solenne. Il suo volto, una mappa di guerre millenarie, emanava forza e consapevolezza. I suoi occhi fermi si posarono suJuuedEnhead. Porse le sue condoglianze con gesti misurati, intensi.
Da Cap. 2 "Progetto Silim"
L’addestramento era brutale. Ispirato alle antiche tradizioni kigaliane, una prova continua di sopravvivenza contro bestie selvagge e contro i propri compagni. Molti non sopravvivevano.Ilkusì. Non solo è sopravvissuto, è fiorito in quell’inferno. È diventato il loro modello, ilGugallu, il guerriero perfetto. Il successo del suo progetto…
Da Cap. 3 "Operazione: Punizione divina"
Le dita di Enlil si muovevano nell’aria, e l’ologramma della Terra obbediva. Continenti di giada e zaffiro ruotavano al suo comando, ma lui non ne vedeva la bellezza.
Vedeva solo l’infezione….
Nella sala del trono di Edin, l’aria non si muoveva.
Da Cap. 3 "Operazione: Punizione divina"
La sua sagoma diventava una silhouette di fuoco innaturale, la pelle si dissolveva, i capelli svanivano come fumo. Poi, solo cenere, sollevata dal vento come se non fosse mai esistita…
Da Cap. 4 "Il Forziere della Memoria"
Enlil sfiorò con la punta delle dita una tavoletta di smeraldo terrestre pre-diluviana, incisa con cunei primordiali. L’aria era densa dell’odore secco di libri antichi e della polvere di stelle raccolta da mondi dimenticati. Attorno a lui, scaffali di cristallo custodivano rotoli, codici e manufatti di innumerevoli pianeti e civiltà: un catalogo millenario di profezie. Tutte recitavano le stesse cose: «Quando il cuore del leone celeste si spezzerà… Kigal risorgerà…»
«Un eroe sceglierà il destino del cosmo.» «Il sangue nelle sue vene deve essere puro… l’annientamento, per un nuovo inizio.»
Da Cap. 4 "Il Forziere della Memoria"
Utu si tirò su dalle macerie, ogni movimento una condanna. Il corpo, un mosaico di tagli profondi, lividi e sangue secco, sembrava sul punto di cedere. Aveva il viso coperto di polvere e ferite, la vista sfocata. Respirare era una tortura: i polmoni bruciavano, strappando l’aria sporca e rovente del deserto. Fece un passo. Incerto, doloroso. Quasi crollò. Le gambe cedevano sotto il peso del suo stesso corpo.
Da Cap. 4 "Il Forziere della Memoria"
La pioggia trasformava le insegne luminose in macchie di colore sull’asfalto bagnato. Utu camminava con il cappuccio abbassato sul viso, le mani affondate nelle tasche della felpa. Vent’anni a inseguirla, e ora finalmente l’aveva ritrovata. Il Paradise Club brillava dall’altra parte della strada, l’insegna rosa shocking che lampeggiava nel buio. Utu si appoggiò al muro di mattoni di un vicolo, la superficie ruvida che gli mordeva la schiena attraverso la felpa.
Jody. Il nome gli lasciava un sapore amaro in bocca. Un nome da ventunesimo secolo.
Da Cap. 5 "Anomalia X-13"
L’AnSar – la Stella di Anu – solcava lo spazio, le stive cariche di Abanna, il metallo che pulsava di un bagliore pallido che gli umani chiamavano iridio, estratto dalle viscere di UruKi, il mondo ghiacciato noto come Eris. Emrek saettò verso il visore principale. Le stelle si allungavano. I colori bruciavano innaturali, come luce versata su un cristallo infranto. Un ufficiale sul ponte barcollò, il pavimento sembrava inclinarsi sotto i suoi piedi.
Da Cap. 6 "Umun: L’Eco del Silenzio"
Un’immensa struttura metallica, un colosso che sembrava un diapason rovesciato. Le sue due gambe di metallo scuro si allargavano alla base, affondando nella pietra nera come se fossero state piantate lì da sempre.
Inanna si avvicinò. I piedi che si muovevano senza che lei li comandasse. Allungò una mano. La freddezza del metallo le risucchiò il calore dalle dita. Un formicolio risalì lungo il braccio. Migliaia di aghi minuscoli che penetravano la pelle….
Da Cap. 7 "Il Ritorno di Kigal"
L’Ambasciatrice Ninzara di Mullugal alzò una mano, catturando l’attenzione della sala. I capelli, bianchi come neve, contrastavano con l’abito nero, le cui finiture d’argento scintillavano nella penombra. Il suo sguardo era magnetico, gli occhi di un grigio insolito che sembravano penetrare l’anima. Intrecciò le dita, le lunghe unghie laccate di nero che catturavano la luce degli ologrammi.
Da Cap. 8 "Amore Codificato"
Nella periferia di New York, appena oltre il City Island Bridge, una vecchia barca marciva ormeggiata in una baia dalle acque oleose. L’odore di gasolio e pesce morto. Il tonfo sordo delle onde contro gli pneumatici usati come parabordi. La vernice scrostata. Il legno che cedeva. Nessuno ci faceva più caso, era già un relitto tra i relitti.
Da Cap. 9 "Salvate la Terra"
Inanna si allontanò, sparendo lungo il viale polveroso. I ricordi affiorarono nitidi nella mente di Kir. Il bracciale nero doveva essere lì, nel cofanetto d’ossidiana dove Enlil lo conservava sempre. Lo aveva visto infinite volte da ragazzo, quando si nascondeva tra i drappi per spiare i colloqui del padre con Lui, il Dingir.
Da Cap. 10 "Manipolazioni"
Il falco di Kir scivolò tra i sistemi di sorveglianza della Confederazione come un fantasma, senza attivare alcun sensore. Nessun radar. Nessun allarme. Sotto di lui, Mullugal era un gigantesco macigno di roccia rossastra che si sbriciolava sotto un sole morente. Si posò senza luci. In una radura nascosta tra le creste rocciose del Kurab.
Kir spense i motori. Il silenzio lo inghiottì.
Da Cap. 11 "Nemesis: Ultimo Appello"
Nelle viscere delle Montagne Rocciose, dietro porte d’acciaio di venti tonnellate, l’aria vibrava di un ronzio costante: ventilazione, server e il brusio sommesso di centinaia di voci fuse in un unico mormorio. Cheyenne Mountain era diventata l’ultima trincea dell’umanità. Johnson scrutò la sala controllo, vasta, brulicante. Schermi giganteschi, cascate di dati su ingegneri russi fianco a fianco con tecnici americani. Più in là, esperti cinesi coordinavano sistemi con colleghi europei, dietro pareti di vetro dove i computer quantistici pulsavano di luce blu. Su ogni monitor, il vero nemico: Nemesis. Dominava il feed del telescopio, un bagliore bluastro che cresceva notte dopo notte.
Da Cap. 11 "Nemesis: Ultimo Appello"
La seguì alla base di lancio sotterranea. Il bunker odorava ancora di Guerra Fredda e vernice scrostata. Un ascensore li portò
giù, nel silenzio rotto solo dal ronzio dei sistemi. Per la prima volta in mesi, Johnson si rese conto di essere solo con lei. Le porte si aprirono sul ventre della montagna. I silos si stagliavano nel buio. Harper si fermò davanti a uno dei razzi. «Colonnello, questo non è solo un razzo» disse, e una leggera eco si diffuse in quello spazio immenso. «I progetti che mi ha inviato mesi fa… ci hanno spinto oltre. Abbiamo condensato tecnologie che pensavamo irraggiungibili.»
Da Cap. 12 "‘Lú-sa-gaz’ - L’assassino"
Un bagliore porpora esplose nelle orbite dei due sacerdoti. Si mossero con precisione meccanica. Dalle loro labbra, una voce sincronizzata, piatta: «L’allineamento si compie. Il sacrificio apre la via…»
La frase ripetuta, un mantra alieno. Afferrarono Anu con una forza disumana…
Da Cap. 13 "Onde d'Urto"
Al centro di quel silenzio, il trono di Anu, vuoto. Enlil non vi sedeva. Si ergeva ai suoi piedi, il corpo fasciato in un’uniforme nera le cui nanofibre assorbivano la luce. Un mantello cerimoniale bianco ondeggiava sulle sue spalle, come mosso da un vento che non c’era. Mentre il bracciale neurale pulsava come un cuore rubato, tracciando linee violacee impazienti lungo il suo braccio.
Da Cap. 13 "Onde d'Urto"
Kir attraversava i corridoi lucidi del palazzo confederale di Mullugal, il volto impenetrabile. Il suono ritmico dei suoi stivali era l’unico rumore. «Fermati, Kir! È una follia.» La voce di Ninzara, tagliente. Lo seguiva senza riuscire a fermarlo. «Sanno che sei qui. Le comunicazioni sono impazzite. Verranno a cercarti.» Kir non rallentò. «Irrilevante. Ho una missione divina.» Qualcosa di febbrile nell’espressione. «Il Dingir mi ha mostrato la via…
Da Cap. 15 "NU"
L’ingresso del tunnel, un budello di cemento che si apriva nelle viscere del Monte Cheyenne, era assediato: migliaia di persone, una marea umana che premeva contro le barriere, soldati in tenuta antisommossa che contenevano a stento la disperazione. In mezzo a quel caos, una giovane donna si fece largo barcollando. Forse venticinque anni, il viso segnato dalla fatica. Teneva per mano un bambino piccolo, avvolto in un cappotto troppo grande.
Da Cap. 15 "NU"
La SargAn scivolava nel buio, una sagoma nera contro il nero. I suoi disgregatori laterali si accesero, un bagliore bluastro, unica traccia della sua presenza mentre accelerava, nascondendosi nella coda dello sciame. Sul ponte di comando, Darakon osservava lo sciame di schegge incandescenti che si infrangeva sugli scudi. Ogni lampo che illuminava i suoi lineamenti tesi era un promemoria del caos che avevano deciso di sfidare: una rotta precisa in un uragano di detriti.
Da Cap. 16 "ZIK"
La gente, sulla Terra, guardava le otto scie mortali tagliare il cielo. All’improvviso, una nona luce. Un nuovo taglio luminoso nel firmamento. Una stella che sputava lance di fuoco contro le teste dell’Idra. «Mamma, guarda!» Un ragazzino indicò il cielo, pieno di una meraviglia che ignorava il terrore. «Stanno combattendo!»
Da Cap. 16 "ZIK"
Su Kinam, le rovine del mausoleo erano avvolte in un buio silenzio tombale. Quando un sussulto di luce emanò dal cuore inerte del Galur, un raggio flebile ma insistente che trafisse le tenebre attraverso i vortici di polvere che ancora danzavano nell’aria. La luce si allungò, tremula, fino a toccare la carcassa muta…

“Progettati per servire. Condannati a sentire.
La storia ufficiale ha troppi spazi vuoti.
La saga DINGIR è la trilogia Sci-Fi scritta per riempirli.
Dalle sabbie di Giza alle fiamme delle stelle, questa è la cronaca di un conflitto nato nella polvere di Sumer, dove l’archeologia proibita si fonde in un’epopea interstellare spietata.
Un viaggio in cui scoprirai che la nostra umanità non è un difetto di fabbrica.
È l’unica arma che i nostri creatori non avevano previsto.“
(Disponibile in formato eBook, Copertina Flessibile e Rigida)
NOVITà DAL BLOG
Intervista con Sergio Palermo – Autore della Saga “DINGIR”
(🎤Per chi si fosse perso la seconda parte dell’intervista con Sergio Palermo, la trovate 👉 QUI) A cura di Andrea Sardo D. “Dingir: I Signori della Terra”…
Dingir: Il codice segreto della storia umana tra piramidi impossibili, Anunna e DNA alieno
Da dove nasce “Dingir”? Dingir è un termine sumero che significa “divinità” e che da secoli alimenta il mistero di una possibile origine aliena dell’umanità. Ok, ora…






























