SOPRAVVIVENZA E FOLLIA NELL’ERA DI CENERE
Quando il cielo crolla, la fisica torna a essere una questione di muscoli che bruciano e fame che non tace mai.
Nel prossimo e ultimo capitolo,DINGIR EŠ, “Sfidando l’Ira del Creatore”, l’umanità non esiste più come la conosciamo. Il mondo è una lastra di vetro sporco, un oceano nero e congelato.
È qui che incontriamo Ismail. Un curdo. Un anziano. Un “umano puro”rintanato nella grotta di Shanidar, sui Monti Zagros.
Ismail non è un soldato. Ma è l’unico uomo sulla Terra armato con un pugnale forgiato a mano da un frammento di Nemesis. Un pezzo di lamiera aliena, dura come il diamante, che gli scalda il fianco.
«Un colpo. Un respiro. Un altro colpo. […] Giorni passati a stringere i denti e a bere neve fusa per zittire la fame.»
LA VOCE NELLA TESTA
Per decenni, i vicini lo avevano chiamato pazzo. Una voce gli trivellava il cranio, un ronzio fisso che gli faceva ballare i denti. Ma poco prima dell’apocalisse, quel ronzio era diventato un ordine chiaro: “Scappate in alto. Barricatevi nelle grotte. Portate cibo.”
Ismail aveva obbedito. I vicini no.
Quella “follia”, un segnale sinaptico trasmesso attraverso le maglie del sistema,è stata l’ultimo disperato tentativo di salvare qualcuno prima dell’impatto.
Ma poco prima dell’apocalisse, quel ronzio era diventato un ordine chiaro: “Scappate in alto. Barricatevi nelle grotte. Portate cibo.”
LA PESCA NEL GHIACCIO
La scena che apre il nuovo mondo è brutale. Ismail spacca il ghiaccio cercando pesci e trova un carapace metallico. Una capsula di salvataggio aliena, sopravvissuta alla battaglia del Volume 2.
Dentro ci sono due colossi. Oltre due metri di ossa, muscoli e uniformi tattiche, svenuti in sedili che sembrano troni tecnologici.
Chi sono? Sopravvissuti dell’Impero? O della Confederazione?
Per Ismail non fa differenza. Qual è la prima reazione di un uomo affamato di fronte ai “Creatori” caduti dal cielo? Reverenza? Paura?
No. Fame.
«Il ferro batteva contro il metallo alieno con un clangore sordo. […] Ismail studiò l’altro colosso. Più robusto, la pelle scura, segnata da una cicatrice profonda sulla guancia sinistra.
“Sono… piloti?” Omar deglutì. “Si saranno schiantati?”
Ismail scosse la testa. Sfilò dalla cintura il pugnale forgiato con il metallo del cielo. Strinse l’impugnatura fino a sentire le nocche cedere.
“Non sono piloti” ringhiò. “Sono carne. Carne per un mese.”»
L’ISTINTO E IL BERSAGLIO
Ismail si china su uno di loro,pronto a tagliare la gola a un “dio” per sfamare la sua famiglia.
È l’istinto animale contro l’ingegneria divina.
Ma quando gli occhi del gigante si aprono — grandi, chiari, furiosi — il colpo si ferma. Non per pietà. Ma per il riconoscimento di una belva superiore.
Chi uscirà da quella capsula?E come cambierà il destino dei pochi superstiti aggrappati alle montagne?
PERCHÉ È UN PERSONAGGIO CHIAVE?
Perché Ismail ci ricorda che sotto tutte le nostre filosofie sul DNA e sull’anima, siamo materia organica che ha fame.
Rappresenta l’umanità che, pur ridotta all’età della pietra, ha ancora il fegato di alzare un pugnale contro il cielo.

🔍 COSA ASPETTARSI IN DINGIR EŠ?
In DINGIR EŠ, “Sfidando l’Ira del Creatore”.
La Terra non è più un campo di battaglia. È un cimitero. E chi ci cammina sopra non ha più nulla da perdere. L’atto finale si avvicina.
Perché Leggere Dingir?
La saga di Sergio Palermo non ti racconta la solita battaglia patinata tra il bene e il male. È un’esplorazione spietata della nostra natura. È dedicata a chi:
- 🔍 Non si accontenta delle favole ufficiali, e sospetta che i miti antichi nascondano verità che sarebbe stato meglio non dissotterrare.
- 🚀 Cerca una fantascienza cruda e viscerale, dove l’apocalisse non è un effetto speciale, ma fame, gelo e puro istinto di sopravvivenza.
- 🧬 Vuole guardare in faccia i nostri “Creatori” e scoprire che la divinità non è altro che un’ingegneria genetica sfuggita al controllo.
In DINGIR, la fine del mondo non è l’ultimo capitolo. È il momento in cui l’umanità smette di comportarsi da bestiame e inizia ad affilare i coltelli.

«Perché leggere è come viaggiare: a volte, basta un libro per cambiare la prospettiva su tutto.»
— Sergio Palermo








