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SFIDANDO L'IRA DEL CREATORE

QUESTA NON È LA STORIA DI COME SI UCCIDE UN DIO. È LA STORIA DI PERCHÉ MERITIAMO DI RESTARE.
L’Apocalisse ha un codice sorgente.
Dallo spazio profondo, la Terra è un occhio spento di fango e cenere. L’Impero è collassato.
Nell’Era di Cenere bruciano ancora tre fuochi. Quello di Ismail nei Monti Zagros. Quello del Bunker Cheyenne. E quello di Juu, Utu ed Enki, davanti a un’entità perfetta e più antica di ogni cosa.
Ma ogni perfezione nasconde un’anomalia. Ha il volto di un bambino di nome Sem, che non ha mai visto il sole.
L’Ira del Creatore non è mai stata contro la nostra debolezza. Ma contro la possibilità che potessimo essere migliori di lui.
(Disponibile in formato eBook, Copertina Flessibile e Rigida)
Da Cap. 1 "Il Pescatore"
Un colpo. Un respiro. Un altro colpo.
Il vecchio Ismail alzò le braccia. I muscoli delle spalle bruciavano sotto gli strati di pelle di orso. Tre albe trascorse a stringere i denti e a raccontare bugie. Tre notti a bere neve fusa per zittire la voragine che gli scavava le costole. Ogni movimento gli ricordava quanto poco fosse rimasto della sua stessa carne…
Da Cap. 2 "L'Ascesa"
Il Generale Kabal uscì sulla terrazza del palazzo Imperiale. I passi risuonavano sull’ossidiana levigata. Stivali contro pietra nera. Quattordici mesi dalla caduta di Kinam. Quattordici mesi senza imperatore. … Il sacerdote sintetico si fermò a un passo dalla sua ombra. Dritto. Immobile. Perfetto…
Da Cap. 2 "L'Ascesa - Yan il Ribelle"
Nella sala del trono della sua Cittadella, il Generale Yan fissava l’ologramma del Capitano Gadreel. Il segnale proveniva dall’incrociatore Geshan, in orbita attorno a Edin.
Yan batté un pugno sulla consolle. «Capitano, dimmi che almeno tu conservi un atomo di buon senso là fuori.»…
Da Cap. 2 "L'Ascesa - L'Arrivo"
Il Sacerdote sintetico era già lì, in attesa al centro della sala. Si inchinò profondamente, un gesto di devozione meccanica. «Signore. Vi stavo aspettando.»
Kabal non si mosse. Le gambe non gli rispondevano. Ogni pensiero strategico, ogni ambizione. Cancellati. Il generale fece un passo avanti e cadde in ginocchio. «La mia lealtà è vostra, mio signore.»…
Da Cap. 3 "ARCA - Vita Familiare"
Johnson digitò il codice dell’alloggio; la porta si aprì e si richiuse subito, tagliando fuori il sussurro metallico del corridoio. All’interno, l’aria aveva un odore diverso: sapone neutro e farina d’avena. Sulla parete di fondo, un poster sgualcito copriva quasi interamente il cemento grezzo. Mostrava la via lattea, un’esplosione di viola e indaco costellata di punti bianchi.
«Vroom! Vroom!» Sem era seduto al centro del pavimento, la schiena rivolta alla nebulosa di carta. Concentrato nel far decollare un’astronave…
Da Cap. 4 "AEON - Protocollo Quiete"
«Cazzo.» La voce di Stevens gracchiò nella radio. «Colonnello… guardi.»
Quando erano partiti, dieci ore prima, la luce di un’alba spenta si rifletteva sulla neve grigia, malata. Ora, il mondo era immerso in un crepuscolo livido. Il vento era attrito puro. Un fischio di ghiaccio ruvido che inghiottiva l’udito. L’unico rumore era il sibilo del riciclatore d’aria…
Da Cap. 5 "Patti di ghiaccio"
«Indietro!» Omar brandì la lancia, la punta che oscillava puntata verso il torace di Darakon. «Ismail, ora!» Il vecchio non esitò. Scattò in avanti. «Aspetta!» Il giovane Kian si buttò tra loro, le braccia spalancate. «Nonno, fermati!»…
Da Cap. 5 "Patti di ghiaccio - Mattatoio"
Dal massacro, una delle bestie si girò. Li vide. E caricò. Urgu lasciò andare le casse. Afferrò l’orca. A mani nude. Il cetaceo sbatté il muso tronco contro il petto del gigante, trascinandolo indietro per pura inerzia. Le mascelle scattarono. Urgu infilò le mani dentro, tra le file di denti tozzi come proiettili pesanti. E tirò…
Da Cap. 6 "Ineluttabile - Equazione Impossibile"
L’agente deglutì, lo sguardo che cercava un punto di fuga oltre la vetrata. «Parla.»
«Abbiamo… abbiamo ricevuto conferma da tre fonti indipendenti.» La voce perse un’intera nota. «Il Principe Kir è tornato. Ha preso il trono di Edin. Il reggente Kabal si è… prostrato a lui.» Nessuno parlò.
Ninzara non si mosse. Lo sguardo ancora sulle mappe…
Da Cap. 7 "Segnali - Il lamento della statua"
I giardini di Kur-ra erano un miracolo di ingegneria. Terrazze sospese che galleggiavano sopra la città, collegate da ponti trasparenti. Alberi alieni con foglie che cambiavano colore a ogni soffio di vento. Fontane che suonavano melodie nell’acqua. Juu aveva dimenticato cosa significasse respirare senza sentire il petto comprimersi.
«Peccato che sua sorella Enhead non sia qui a vederlo.» Juu si fermò. Il sorriso sparì. «Utu…»
«Scusa.» Lui si fermò accanto a una balaustra, piantando gli avambracci sulla ringhiera. Osservò la città sotto di loro. «Non volevo… cazzo, non sono bravo con le parole.»…
Da Cap. 8 "Le armate di KAEN - Cane mangia Cane"
Mentre le porte della Grande Sala si aprivano davanti a lui, qualcosa si fermò. L’aria era sbagliata. Fredda. Ferma. Gelificata in una stasi innaturale.
Armaros entrò per ultimo. Una scelta tattica. Un messaggio chiaro: sono qui perché lo voglio, non perché mi è stato ordinato.
Ma il corridoio che si spalancava davanti a lui era un tunnel di pietra nera e lucida che deformava le prospettive. Le statue della famiglia reale ora erano ombre gigantesche che inclinavano il busto come giudici silenziosi. Senza le teste. Mozzate da Enlil ai tempi dell’epurazione. Il Generale Armaros non si inginocchiava davanti a nessuno. Mai…
Da Cap. 9 "Protocollo di Correzione - Il Varo"
Un’ora dopo, gli incrociatori imperiali apparvero sugli schermi della Netzach. Quattro profili brutali, masse di lega scura che incidevano il vuoto. La formazione a rombo era ancora intatta. Al centro: nulla, una macchia cieca che cancellava la materia.
«Generale.» L’ufficiale ai sensori parlò con un fiato corto, le dita che non abbandonavano i comandi. «Distanza: trecentomila chilometri. Continuano ad avanzare. Il silenzio è assoluto su ogni canale.»…
Da Cap. 10 "Convergenze - Anomalia nel Bracciale Martellato"
«Spiegami ancora.» Enki non distolse lo sguardo dall’ologramma. «Come funziona quest’arma? Si dice la chiamino Imhullu.»
Yan alzò lo sguardo. Il respiro gli costava.
«Non lo so. Non del tutto.» Tossì. Sputò sangue in un fazzoletto. «So solo cosa fa. La vita sparisce. La materia resta. Non c’è esplosione. Non c’è calore. Solo… disconnessione.»…
Da Cap. 11 "Il Richiamo - Codice K.A.E.N."
«Fermi!» La voce di Johnson fu un ordine secco. «Nessuno spara senza il mio via.»
Il fascio di luce trovò prima i piedi. Poi il corpo. Alto due metri. Metallo e carne sintetica fusi senza cuciture visibili. I muscoli erano cavi intrecciati sotto ceramica pallida. Gli occhi due cristalli rossi che si accendevano a ritmo cardiaco. Ma il volto era umano. Giovane. Femminile…
Da Cap. 12 "Paradosso - Invasione"
Il silenzio di Kir si incrinò. Quando tornò a parlare, il riverbero lo precedette di un soffio, una dissonanza che graffiò l’aria. «Ninzara di Mullugal.» La sua testa scattò di lato, un movimento privo di inerzia. «Hai qualcosa per me.»
«Sì.» Si alzò. Aprì il palmo. Sbucò un cristallo di memoria…
Da Cap. 13 "Genesi Inversa - La Scelta"
Si portò una mano all’orecchio, dove l’auricolare alieno premeva contro l’osso. Ventiquattro ore prima, aveva ripreso a pulsare in un battito ritmico, un calore elettrico che gli aveva quasi bruciato il lobo. Un richiamo. La rampa della NimSaTi si abbassò con un sibilo. Enki apparve nella luce azzurrina dell’hangar, la sua figura che tagliava il contrasto grigio dell’esterno…
Da Cap. 14 "MUL - Terraformazione"
A tredicimila chilometri di distanza, nel Triangolo del Demone di Galle, il fondo dell’oceano smise di essere immobile.
[…] Il fondale tremò. Onde di pressione squarciarono i sedimenti millenari che esplosero in una tempesta di fango nero. Placche di crosta marina, spesse metri, si aprirono in fratture lente. Vortici di limo e gusci fossili vennero sparati verso l’alto, trascinati da correnti improvvise. Attraverso l’acqua torbida apparvero superfici lisce. Nere. Perfette.
Strutture troppo regolari per la geologia terrestre…
Da Cap. 15 "GUL - Sotto Assedio"
La cella era un loculo asfissiante. Le pareti di roccia viva così vicine da sembrare che il palazzo stesso lo stesse strangolando. Yan era seduto sul bordo della lastra di contenzione, la schiena dritta nonostante le bende strette a morsa sulle costole. La sofferenza gli aveva prosciugato la carne, la pelle grigia e tesa sui zigomi. Non mangiava da giorni. Ma le iridi bruciavano. Erano gli occhi di chi ha visto l’indicibile e gli si sono bloccate le palpebre. Yan non fece una piega quando Baraqija invase la visuale.
«Sapevo che saresti sceso tu, Silim.» La voce raschiava la gola secca…
Da Cap. 15 "GUL - Il Pianeta Fantasma"
Quello che restava dell’AnSar giaceva a duecento metri dalla radura di atterraggio.
La nave cargo di Emrek poggiava su un fianco. Il profilo della carlinga resisteva, ma il resto era sepolto da una massa biologica spessa come cemento. Radici nodose soffocavano la lega impenetrabile. Rami premevano attraverso i boccaporti aperti, scaricando sullo scafo tonnellate di pressione. Un muschio di un verde quasi nero incrostava ogni piastra di Ur-udu, divorandone le geometrie…
Da Cap. 15 "GUL - Il Pianeta Fantasma"
Il Galur si accese. Di colpo.
La luce che riempiva l’arco passò dal nulla a un viola accecante in meno di un millisecondo. Le incisioni sulle superfici si illuminarono in sequenza, una dopo l’altra, troppo veloci per poterle seguire. La frequenza che Ilku sentiva nelle ossa esplose in un boato che tutti sentirono questa volta.
Arukon e Darakon fecero un passo indietro, accecati.
Urgu non si mosse.
Ilku fece un passo avanti…
Da Cap. 16 "ALAM - Raggio di Luce"
La luce esterna li investì prima dell’aria. Un grigiore pallido che colava dall’imbocco della rampa, facendosi più denso metro dopo metro, estraneo ai led del bunker ma ancora troppo fioco per chiamarsi mattino. Poi la pendenza finì. La jeep si fermò.
Il vecchio Ismail li attendeva all’aperto.
Nessuno lo aveva invitato. Era semplicemente lì, avvolto nella sua logora pelle d’orso, le mani intrecciate sul petto. Teneva gli occhi sullo zenit come una sentinella che ha smesso di contare gli anni…

“Progettati per servire. Condannati a sentire.
La storia ufficiale ha troppi spazi vuoti.
DINGIR è la trilogia Sci-Fi scritta per riempirli.
Dalle sabbie di Giza alle fiamme delle stelle, questa è la cronaca di un conflitto nato nella polvere di Sumer, dove l’archeologia proibita diventa un’epopea interstellare spietata.
Un viaggio dove scoprirai che la nostra umanità non è un difetto di fabbrica.
È l’unica arma che i nostri creatori non avevano previsto.”
(Disponibile in formato eBook, Copertina Flessibile e Rigida)
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Intervista con Sergio Palermo – Autore della Saga “DINGIR”
(🎤Per chi si fosse perso la seconda parte dell’intervista con Sergio Palermo, la trovate 👉 QUI) A cura di Andrea Sardo D. “Dingir: I Signori della Terra”…
Dingir: Il codice segreto della storia umana tra piramidi impossibili, Anunna e DNA alieno
Da dove nasce “Dingir”? Dingir in sumero significa “divinità”. Un termine che da secoli porta con sé la stessa domanda: e se gli dèi non fossero mai…


























