(🎤Per chi si fosse perso la seconda parte dell’intervista con Sergio Palermo, la trovate 👉QUI)
A cura di Andrea Sardo
D.“Dingir: I Signori della Terra” ci trasporta in un universo dove fantascienza, miti antichi e misteri archeologici si intrecciano. Partiamo dall’inizio. Jody, gli incubi, quel thriller claustrofobico… da dove cxxxo ti è venuta l’idea?
R.Jody è quel dubbio che abbiamo provato tutti:vivere una vita ordinaria mentre qualcosa dentro ti urla che hai dimenticato qualcosa di vitale. I suoi incubi frantumano la normalità. È lì che inizia il thriller.
L’idea di DINGIR nasce da una domanda semplice, ma pericolosa: e se i miti antichi non fossero leggende, ma frammenti di una storia che ci è stata cancellata.
«L’idea di “Dingir” nasce da una domanda semplice, ma pericolosa: E se i miti antichi non fossero solo leggende, ma i frammenti di una storia dimenticata?»
D.Il titolo “Dingir”. Un nome che in sumero vuol dire divinità. Perché proprio quello?
R.Dingirè un termine sumero che significa “divinità” o “essere celeste”. I Sumeri ci hanno lasciato testi che sembrano il resoconto di un’invasione. Ho preso quegli elementi che la storia ufficiale bolla come “metafore” e li ho usati come fondamenta per una Hard Sci-Fi.Le divinità non erano esseri magici. Erano ingegneri con una tecnologia incomprensibile per chi li guardava dal basso.
D.Nel romanzo emergono temi come il controllo, la sopravvivenza e l’identità. Qual è il nervo scoperto della storia?
R.Volevo esplorare il concetto di“chi siamo davvero”.Il controllo sulle masse è solo evoluto: dalle antiche punizioni divine siamo passati alla manipolazione attraverso dogmi e tecnologia. DINGIR solleva un dubbio scomodo:forse non abbiamo mai smesso di essere proprietà di qualcuno.
«La storia dell’umanità potrebbe essere l’esatto opposto di quella che ci insegnano a scuola.»
D.Sii onesto. Quanto è ricerca vera e quanto è invenzione? A tratti non si capisce dove finisce la mitologia e dove inizi tu.
R.L’impalcatura è tutta vera.Bibbia, Enuma Elish, Atra-Hasis, Gilgamesh, Libri di Enoch. Chi li ha scritti ha narrato eventi concreti con le uniche parole che aveva. Come avrebbe descritto Ezechiele un jet, se non chiamandolo carro di fuoco? È un romanzo, ma ha richiesto mesi di ricerche su testi che molti preferirebbero tenere chiusi nei cassetti.
D.Parliamo dei personaggi. Enki. Diciamocelo, è il tuo preferito.
R.È magnetico. Incarna sia il genio che il pericolo. È il ponte tra il passato e il futuro, tra l’umano e l’ingegneria genetica. E se leggi i testi antichi senza pregiudizi,non è affatto un’eresia sospettare chequalcuno come lui sia stato ilvero architetto della nostra biologia.
D.Amori e gelosie che fanno esplodere pianeti interi. Un po’ troppo “umano”, per degli dèi.
R.L’amore e l’invidia sono i veri motori del caos. Cambia la tecnologia, cambiano i pianeti, ma la debolezza dei sentimenti resta l’unica variabile che nessun Creatore è mai riuscito a controllare.
«Cambia la tecnologia, cambiano i pianeti, ma la debolezza dei sentimenti resta l’unica variabile che nessun “Creatore” è mai riuscito a controllare.»
D.Il tuo stile non descrive, sbatte in faccia. Da dove viene?
R.Voglio che il lettore percepisca il calore dei propulsori, la claustrofobia di un bunker, l’odore di muffa di un corridoio sotterraneo. Una scrittura senza tempi morti, che colpisce come una sceneggiatura. Niente orpelli poetici.
D.Dune, Fondazione… chi ti ha rovinato l’infanzia?
R.A livello narrativo sono fari ineludibili. A livello concettuale, ho un profondo rispetto per i ricercatori che hanno avuto il coraggio di portare avanti interpretazioni eretiche dell’antichità. Le loro chiavi di lettura spaventano perché sono logiche.
«…ho un profondo rispetto per i ricercatori e i traduttori che hanno avuto il coraggio di portare avanti interpretazioni “eretiche” delle scritture e dell’antichità.»
D.A un certo punto molli la Terra e vai nello spazio. E poi c’è quell’Appendice che sembra un manuale sugli Anunnaki. Cosa puoi svelarci?
R.Nel primo volume scopri una versione delle origini degli Anunna che va oltre le interpretazioni classiche. Quando la narrazione si sposta nello spazio, l’orizzonte si allarga. Non volevo solo un romanzo, volevo codificare una Lore e, allo stesso tempo,una prospettiva inquietante su quale sia davvero il nostro posto nell’universo.
D.Primo libro apre, secondo chiude la porta in faccia. E il terzo?
R.Il primo apre la porta. Nel secondo,Sopravvissuti: Fuga dalla Terra, la porta si chiude alle nostre spalle e inizia l’inferno. Nel terzo… il titoloSfidando l’Ira del Creatoreè già una dichiarazione di intenti.
D.A chi è davvero diretto DINGIR? Non dirmi “a chi ama la fantascienza”.
R.A chi ha il coraggio di sospettare che la storia ufficiale sia solo la versione dei vincitori. Insomma, per tutti quelli che guardano il cielo e si chiedono: “E se…?”
D.E quando chiude l’ultima pagina, cosa gli lasci in mano?
R. Il dubbio. E la sensazione di non essere mai stato solo a guardare il cielo.
«La vera magia non sta nelle risposte rassicuranti che ci vendono, ma nelle domande pericolose che continuiamo a farci.»
Perché Leggere Dingir?
La saga di Sergio Palermo è un invito a guardare alla storia con occhi nuovi. È dedicata a chi:
- 🔍 Si chiede perché culture separate da oceani raccontino gli stessi “dèi”.
- 🚀 Sogna un’archeologia rivoluzionaria che unisca misteri antichi e viaggi interstellari.
- 🧬 Dubita che l’Homo sapiens sia frutto del caso, ipotizzando un’origine da un incrocio genetico straordinario.
La storia ufficiale ha troppi spazi vuoti. La saga DINGIR è il racconto di cosa potrebbe esserci dentro: una storia dove l’archeologia proibita diventa una guerra per la sopravvivenza.

“Perché leggere è come viaggiare: a volte, basta un libro per cambiare la prospettiva su tutto.” – Sergio Palermo







